When you were young
And your heart was an open book
You used to say live and let live
You know you did
You know you did
You know you did
But if this ever changin’ world
In which we live in
Makes you give in and cry
Say live and let die
◀Guns n’roses▶◀Live and let die▶
rimagosemprelasecondascelta
Vorrei essere li con te, prenderei un treno, arriverei nel pieno della notte, o forse alle prime luci del mattino. Vorrei essere li con te e baciare ogni tua lacrima, baciare ogni tua ferita. E ora chiudo gli occhi e fingo d’esserci davvero. M’infilo nel tuo letto che tanto sono piccina. M’infilo e ti avvolgo tra le braccia, ti accarezzo, ti bacio, ti coccolo anche se la mia piccolezza è palese, ma cerco di proteggerti, va bene? E se non riesci a dormire ti canto una canzone piano, ti racconto una favola che non si è mai troppo grandi. Poi ti guardo addormentarti piano piano, e mi faccio piccola piccola e mi stendo vicino a te, che sei bello da morire, sei bello da vivere, sei bello da sentire vicino a me.
siamociochepossiamoessere (via siamociochepossiamoessere)
ilbuiodigiorno
Se lo vuoi davvero, corri a prendertelo!
Non sempre.
Ci sono quelle volte in cui davvero, davvero non puoi farci più niente.
Non è questione di coraggio, di forza, di paura.
Hai perso, alzarti significherà solo cadere un’altra volta.
Lo capisci?
Non puoi sempre alzarti e correre da chi vuoi.
Non puoi perché ti tremano le gambe e senti quel formicolio sulla schiena che precede un pianto molto doloroso.
Non puoi comporre il suo numero di cellulare, perché non riusciresti a sopportare il silenzio di chi non vuole rispondere.
Non puoi andare sotto casa sua perché una porta che non si apre fa troppo male.
Sapere che è a tre metri da te ma non ti farà entrare, fa troppo male.
Non puoi sempre alzarti e correre da quella persona che ti manca.
A volte puoi solo fartela mancare.
comeunfiorediloto
Non ti aspetto più.
Non sei più la prima cosa che mi viene in mente quando la mattina apro gli occhi e mi ritrovo a fissare il soffitto, non sei neanche la seconda o la terza. Riesco ad appoggiare i piedi sul marmo freddo della mia camera, alzarmi e iniziare la giornata senza che il tuo nome faccia eco nella mia testa per ore e ore. Riesco ad ascoltare la nostra canzone senza diventare malinconica e riesco addirittura a vederti passeggiare per strada e non provare nostalgia, solo una piccola fitta allo stomaco quando sei con lei.
Ricordo quando mi facevo carina prima di uscire, mi arricciavo i capelli e mi truccavo, sperando di incontrarti, sperando di piacerti e, puntualmente, non ti incontravo mai, oppure tu non mi degnavi neanche di uno sguardo, non hai mai capito che tutto quello che facevo era per te.
Non aspetterò più che mi squilli il telefono, non spererò più che appaia il tuo nome sul display e non resterò sveglia tutta la notte ad immaginare come sarebbe stato se le cose fossero andate in modo diverso. Non mi aspetterò che suoni improvvisamente il campanello e che tu sia dietro la porta per portarmi via da qui.
Non aspetterò più per ore a sedere su una panchina, sperando di vederti spuntare da dietro l’angolo e venire verso di me sorridendo, non aspetterò un tuo gesto, una tua carezza o un tuo bacio.
E lo so di aver detto che ti avrei aspettato per sempre, che avrei combattuto per averti fino alla fine, che non mi sarei arresa perchè eri l’unico che volevo, ma, vedi, cercando di non perdere te, ho perso me stessa.
E solo adesso ho capito che non va bene, che io sono più importante e che un amore non può e non deve fare così male. Quindi ho scelto me, ho scelto di lasciarti andare per ritrovare me stessa.
Ti ho amato fino a distruggermi, ma adesso ho imparato a non amare più. E chissà, magari un giorno amerò di nuovo, troverò la forza di riprovarci, magari potrei addirittura riuscire ad amare per la prima volta anche me stessa.
comeunfiorediloto (via comeunfiorediloto)

Ieri sera l’ho rivisto. E tutte le volte è un colpo al cuore.
Erano tre mesi ormai che non ci eravamo più parlati e quel “Ciao” mentre salivo in macchina è stata la parola più bella di sempre.

Durante la serata abbiamo parlato, anche se senza mai avvicinarci troppo.
Ho iniziato a bere un po’ di più e ad un certo punto ho avuto anche il coraggio di andarmi a sedere accanto a lui.
Abbiamo parlato, abbiamo riso, abbiamo scherzato. Eravamo complici, eravamo complici come quella sera, come la Nostra Sera ed è stato meraviglioso.

Uscendo dal locale stavamo decidendo per i posti in macchina e lui mi abbraccia e mi fa “Ti va di andare con lei?” Non ci ho capito più niente. Un abbraccio.

Arrivati a destinazione abbiamo deciso di non andare a ballare e abbiamo accompagnato alcuni a casa.

Eravamo davanti a casa di un nostro amico, fermi che parlavamo tutti insieme ed ad un certo punto ho visto che si stava alzando per andare, ha detto un “Ciao” generale, rivolto a tutti. Poi viene accanto a me, mi stringe un fianco e mi dice “Ciao Stella, vado a casa…” e poi mi ha sorriso.
Ha salutato solo me io non ce la faccio più.
Sono scoppiata a piangere, sono scoppiata a piangere di fronte a persone che praticamente non conoscevo, ma non ce la facevo più.

Un mio amico mi ha abbracciato e mi ha sussurrato in un orecchio “Non ne vale la pena. Non puoi farti togliere il sorriso da nessuno. Sei una roccia, sei una guerriera e lo sai che supererai anche questa. Ce la faremo. E poi ne troverai un altro che ti ama con tutto sè stesso e ti cambierà la vita. Fidati di me”.

Logicamente non mi ha convinto.

Ma io mi chiedo perchè deve comportarsi così, perchè non poteva fare finta che non esistessi per tutta la sera. Fare finta di niente. Perchè mentre andava a casa non poteva lasciare quel ciao generale e darmi la schiena ed andarsene? Perchè è dovuto venire accanto a me e farmi così male? Perchè tutte le volte deve fare così?

Tutti, anche i suoi amici, continuano a dirmi che è solo un fatto di orgoglio, che lui è fatto così, che non devo rimanerci male.

Io non ci rimango male, io mi distruggo. Io sono distrutta.
E stamattina non so dove troverò il coraggio per alzarmi dal letto e tornare a vivere sapendo che lui, magari, dopo essere andato a casa non ha pensato nemmeno per un secondo a me.

I.